Casinò di Saint Vincent

Page, mosso dall’intento di risollevare le sorti del paese devastato dalla II Guerra Mondiale, dopo la liberazione d’Italia, pensò proprio di puntare sulla realizzazione di un Casinò per restituire un po’ di benessere alle popolazioni più colpite.
In realtà le fortune turistiche della cittadina valdostana risalgono a parecchi anni addietro e più precisamente al 20 luglio 1770, giorno in cui l’abate Jean-Baptiste Perret, appassionato di chimica e mineralogia, scoprì una sorgente d’acqua dalle virtù terapeutiche, che finì col diventare un richiamo per i villeggianti. Villeggianti tra i quali spiccano nomi quali: la regina Maria Teresa, moglie di Vittorio Emanuele I di Sardegna, e le sue tre figlie che seguirono la cura termale soggiornando al castello Challant della vicina Châtillon. Da allora tutta la haute société dell’ Italia settentrionale incominciò a frequentare Saint-Vincent per “passare le acque”. Nel 1850 la casa parrocchiale ospitò Silvio Pellico, venuto a rimettersi in salute dopo la prigionia nella fortezza dello Spielberg. Nel 1854 fu la volta di un’altra regina, Maria Teresa, vedova di Carlo Alberto, che cercò invano di rimettersi in salute. Di lì a poco scoppiò il boom delle terme e della “Riviera delle Alpi” che nel 1872 contava già tre alberghi ed anche un Casino che però era dedito alla musica ed alla danza e non al gioco d’azzardo. Nel 1898 fu la volta della regina Margherita, che soggiornò a Saint-Vincent anch’ella mossa dall’ apprezzamento per le virtù terapeutiche della “Fons Salutis” che valse alla cittadina termale valdostana l’ appellativo de “la Karlsbad italiana”.
Quindi, forte già di un turismo d’ elite, nel 1921 il sindaco Elia Page maturò un’ idea molto interessante e soprattutto redditizia: chiese al Sotto Prefetto di Aosta il permesso di aprire un tavolo di roulette anche se inizialmente, solo per i mesi estivi. Il Sotto Prefetto concesse il permesso. Nell’ estate dello stesso anno, nel salone del Kursaal si iniziò a giocare soldi e questo consentì all’ amministrazione, già a settembre, di pagare interamente i debiti contratti per i lavori al canale della montagna.
Alla fine della seconda guerra mondiale fu rieletto sindaco Elia Page che questa volta scrisse al Ministro degli Interni per chiedere la concessione per l’esercizio di tutti i giochi d’azzardo in forma esclusiva, per il territorio della Valle d’Aosta, per un periodo di anni quindici. A quella domanda non arrivò mai risposta, ma in forma ufficiosa venne resa nota la disponibilità del Governo ad accogliere la richiesta. Fu il Presidente del Consiglio, Federico Chabod, che appellandosi all’Autonomia concessa alla Valle d’Aosta, emanò il decreto di apertura del Casino de la Vallée. Alle ore 21 del 29 aprile 1947 il capo tavolo Robert Semeghini diede il grande annuncio “Messieurs, faites vos jeux”. La casa da gioco valdostana fin da subito iniziò a portare benessere in Valle d’Aosta e il Casino divenne presto la capitale dello Chemin de Fer, dove con il nove si vince sempre.
Oggi, con oltre 90 tavoli da gioco e più di 400 slot machine a disposizione della clientela 364 giorni all’ anno, il Casinò di Saint Vincent propone l’offerta di giochi più ricca in Italia e tra le più ricche d’ Europa. L’accesso a tutte le sale da gioco è riservato ai maggiorenni non residenti in Valle d’Aosta i quali possono accedere solo alle sale slot. Il Casinò fornisce un servizio navetta gratuito per alberghi e ristoranti, previsto dalle ore 14.00 fino alla chiusura, ed un servizio mini-club curato da personale qualificato, a disposizione dei clienti dalle ore 15.00 alle ore 00.00 tutti i sabati e le domeniche ed in particolari periodi.
Il casinò promuove inoltre iniziative culturali, premi, eventi televisivi e spettacoli, tra cui i Premi Saint-Vincent per il giornalismo, il cinema, la fiction e la radio.


